La riforma della medicina territoriale entra in una fase operativa con oltre mille Case di comunità già attive sul territorio nazionale. Lo ha annunciato il ministro della Salute Orazio Schillaci durante il Question Time al Senato, illustrando lo stato di avanzamento del progetto finanziato attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e sostenendo che il Governo abbia trasformato in risultati concreti un obiettivo di cui, a suo dire, si è discusso per anni senza arrivare a una reale attuazione.
«Dietro le tabelle ci sono idee di medicina a cui tengo», ha dichiarato il ministro, spiegando che le Case di comunità rappresentano un nuovo modello organizzativo destinato a diventare il punto di riferimento per la presa in carico dei cittadini e per il rafforzamento dell’assistenza sanitaria di prossimità. Schillaci ha riferito che, secondo la verifica tecnica effettuata nella mattinata con le Regioni e gli uffici del Ministero, risultano già operative 1.156 Case di comunità. «Si parte davvero. Si parlava da quindici anni di medicina del territorio, tanti slogan; noi abbiamo realizzato quello che altri sbandieravano», ha affermato.
Nel suo intervento il ministro ha ricordato che il Pnrr destina circa 2 miliardi di euro alla realizzazione della rete delle Case di comunità, con l’obiettivo minimo di attivarne almeno 1.038, dotate dei servizi essenziali previsti dal Decreto ministeriale 77 del 2022. A queste risorse si aggiungono ulteriori 240 milioni di euro provenienti dal Fondo opere indifferibili e circa 560 milioni messi a disposizione dai bilanci delle Regioni e delle aziende sanitarie, portando il volume complessivo degli investimenti ben oltre le risorse inizialmente previste dal Piano.
Schillaci ha evidenziato che le Case di comunità inserite nei Contratti istituzionali di sviluppo sono oggi oltre 1.400, precisando che 1.038 di queste rientrano nel target concordato con l’Unione europea. Secondo il ministro, i risultati ottenuti dimostrano come il progetto stia procedendo nel rispetto degli impegni assunti e rappresentino il concreto sviluppo di un modello sanitario orientato a garantire una maggiore vicinanza ai cittadini e una presa in carico più efficace dei pazienti, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle patologie croniche e l’integrazione tra servizi sanitari e assistenziali.
Il titolare del dicastero della Salute ha comunque riconosciuto che il percorso non è stato uniforme in tutto il Paese. Alcune Regioni, ha spiegato, hanno incontrato maggiori difficoltà nell’attuazione del programma, un elemento che il Governo non intende nascondere. Nonostante queste criticità, Schillaci ha definito positivo il quadro complessivo, sottolineando che l’avanzamento del progetto consentirà di rafforzare progressivamente la rete dell’assistenza territoriale e di ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari.
Il ministro ha infine assicurato che l’Italia è in linea con gli obiettivi fissati dal Pnrr e che resta ormai da completare principalmente la fase amministrativa. In collaborazione con le Regioni, il Ministero è impegnato nella definizione della documentazione necessaria per chiudere gli adempimenti burocratici collegati al progetto, un’attività che, secondo Schillaci, comporta la produzione di oltre 17 mila documenti relativi esclusivamente alle Case di comunità. Un lavoro amministrativo che, ha concluso, rappresenta l’ultimo passaggio prima del pieno consolidamento della nuova rete di assistenza territoriale prevista dalla riforma del Servizio sanitario nazionale.
