di Michele Vidone
Il gup di Napoli ha inflitto oltre due secoli complessivi di carcere a 21 imputati ritenuti legati al clan Mazzarella tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, in particolare al gruppo Anastasio-De Bernardo. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione illegale di armi ed estorsione. Tra le condanne più pesanti figurano i 19 anni a Rosario De Bernardo, ritenuto a capo del gruppo, i 18 anni e 6 mesi a Salvatore Di Caprio, i 18 anni e 4 mesi a Carmela Miranda, i 18 anni a Fabio Annunziata e i 15 anni e 4 mesi a Clemente Correale. Secondo le indagini dei carabinieri, Michele Mazzarella avrebbe gestito dal carcere il traffico di cocaina, crack, hashish, marijuana e kobret nel Vesuviano.
Sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha dichiarato che negli ultimi anni i risultati contro la camorra sono aumentati del 30-35% rispetto al passato. Intervenendo all’Università di Salerno durante il Festival Internazionale di Pedagogia Generativa e Comunità Pensanti, Gratteri ha spiegato di stare approfondendo le diverse realtà criminali campane dal suo arrivo a Napoli, avvenuto nell’ottobre 2023, sottolineando il lavoro svolto da magistratura e forze dell’ordine per rendere più efficaci le indagini e il contrasto ai clan.
Gratteri ha anche parlato del docufilm sulla ’ndrangheta registrato durante la sua esperienza a Catanzaro, spiegando che il progetto racconta l’evoluzione della criminalità calabrese e gli effetti dell’azione investigativa sul territorio. Secondo il procuratore, il lavoro svolto nei suoi sette anni a Catanzaro avrebbe contribuito anche al risultato del referendum nel distretto calabrese.
Infine, Gratteri ha condiviso le preoccupazioni espresse dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo sulla riforma delle intercettazioni. Ha definito la legge “un’ossessione di chi vuole indebolire il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura”, sostenendo di aver denunciato i rischi della riforma già da anni e confermando integralmente l’allarme lanciato da Melillo sui possibili effetti negativi nelle indagini su criminalità organizzata e terrorismo.
